Racconto intimo, a metà strada tra il diario di viaggio e la riflessione disincantata, di una donna ossessionata dalla pelle, sua e degli altri.

Pagine sincere, controcorrente.


dal risvolto di copertina:

“... La pelle diventa per lei un’ossessione. Scruta volti amici e sconosciuti, le gambe delle ragazze per strada, l’orecchio di un bigliettaio nella metropolitana, e nei difetti degli altri vede tutta la fragilità tenera e spietata della condizione umana. L’epidermide è un paesaggio, scritto dalla vita sul corpo dell’uomo, che all’improvviso le parla. Cerca allora di interpretare questo linguaggio con la psicanalisi, la letteratura, la medicina cinese, il buddhismo, raccoglie confidenze segrete di uomini e donne, va a caccia di cosmetici e intanto viaggia: Milano, New York, Ibiza. Ma è in Colombia, lontana dalla cultura dell’apparire, dai cartelloni cosmetici e dalla fretta spietata delle grandi città che la sua pelle ritorna a respirare, e accarezzata da ritmi più umani si riscopre come intelligente universo tattile e sensuale”.

An intimate story:

the journey, from London to Colombia, of a woman obsessed by her skin and the skin of others.

Open, sweet and philosophical.

Emina Cevro Vukovic, A fior di pelle, L’apparire, la sensualità e il rapporto con la propria pelle in un racconto che si snoda da Londra alla Colombia, Ponte Alle Grazie, Milano, 2004

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